Non chiamatemi Gheddafi
Negli anni ’70 molti palestinesi avevano chiamato i loro figli “Gheddafi” per esaltare e sostenere la rivoluzione islamica del leader libico. Oggi però chi porta il suo nome viene additato come una vergogna dai propri concittadini, scioccati dalla sanguinosa repressione portata avanti dal raiss di Tripoli. Secondo dati ufficiali, riportati dalla versione in arabo di al-Jazeera, ben 243 cittadini residenti nei territori dell’Autorità palestinese e registrati come “Gheddafi” avrebbero fatto richiesta di cambiare il proprio nome.
20 AGO 20

Negli anni ’70 molti palestinesi avevano chiamato i loro figli “Gheddafi” per esaltare e sostenere la rivoluzione islamica del leader libico. Oggi però chi porta il suo nome viene additato come una vergogna dai propri concittadini, scioccati dalla sanguinosa repressione portata avanti dal raiss di Tripoli. Secondo dati ufficiali, riportati dalla versione in arabo di al-Jazeera, ben 243 cittadini residenti nei territori dell’Autorità palestinese e registrati come “Gheddafi” avrebbero fatto richiesta di cambiare il proprio nome, dopo ripetute minacce e prese in giro da parte di amici e colleghi di lavoro.
Gheddafi Nayef Habib Allah detto Mahil, dipendente del comune di Nazareth, è nato nel 1970, quando tra i palestinesi la popolarità del leader libico era alle stelle. “In questi giorni in molti lo hanno tartassato con battute e domande sul suo nome, dicendo se non si vergognava e per scherzo gli additavano la colpa di trent’anni di spargimenti di sangue. Pur ridendoci sopra, Mahil ha preferito cambiare nome, per paura di eventuali ritorsioni e soprattutto per non macchiare il suo ruolo di funzionario pubblico.
Gheddafi Khaled Selim Habib è un operaio edile e ha iniziato ad avere disprezzo per il suo nome quando la fama del leader libico era ancora alta nei Paesi Arabi. Khaled dice che si sentiva in imbarazzo e provava disgusto a vedere quell’”uomo” che girava per il mondo portandosi dietro un tendone e circondato da ragazze e guardie. “Dopo la diffusione dei suoi peccati mortali – sottolinea Khaled – desidero con tutto il cuore che la sua fama cambi non sono nei circoli ufficiali, ma anche nella coscienza pubblica”.
Muammar Al Khatib (40 anni) di Giaffa, ha solo il primo nome del colonnello (Muammar). La sua famiglia ha sempre esaltato i grandi leader del mondo arabo come Gheddafi e Abdel Nasser, nome del cugino. Muammar racconta che oggi padre e zio stanno combattendo contro le critiche e i commenti di mogli e parenti che li accusano di aver portato la vergogna sui loro figli. “I libici – dice Muammar – riusciranno a mandare via Gheddafi, anche se il mondo arabo perderà il suo più bel clown”. “Noi siamo con il popolo della Libia, che ha sofferto più sotto Gheddafi che durante la dominazione italiana”.